giovedì, 08 maggio 2008

il caporedattore dice che telefilm festival non è importante.

non è una notizia che a noi interessa (loro sono un'agenzia stampa italiana).

sicuri?

certo. non sarà mica una notizia sapere che qualcuno ancora guarda i telefilm.

eppure oggi tg5 l'ha data in apertura di telegiornale... bah...

 

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categoria:telefilm
sabato, 03 maggio 2008

2005-02-05 criminalmah...

erano le prime due puntate e ho pensato di guardarle. scettica. occhio col cipiglio di chi è critico già per partito preso (parigi?!). bocca lievemente corrucciata che se fossi una signora sarebbe lievemente corrucciata, ma dato che non lo sono era quel lievemente corrucciato classico del vaffanculo incipiente.

già alla sigla occhio e bocca hanno subito un peggioramento del cipiglio e del corruccio. quelle note che secondo molti dovrebbero far sì che lo spettatore si inchiodi al divano e non se ne vada nemmeno se non trattiene più i liquidi. mi verrebbe da domandarmi se per caso chi ha scelto la sigla del criminal intent francese abbia mai visto, anche per caso, un csi (qualsiasi), un ncis, il vero criminal intent...

gli attori sono abbastanza inguardabili. lei ancora ancora. fa quella che è compresa nel suo ruolo di femmina comprimaria e nessuno gliene voglia.

lui invece tenta di imitare come meglio può vincent d'onofrio.

ora, che vincent perez (il nome del vincent d'onofrio francese) sia un attore nessuno lo mette in dubbio (a me personalmente neppure interessa cosa fa per vivere).

ma a dire il vero mi pare che in comune con d'onofrio abbia giusto il nome, che peraltro nemmeno si pronuncia alla stessa maniera.

mettersi un impermeabile marroncino e avere in mano una cartella porta documenti di proporzioni bibliche non mi pare sufficiente per sembrare (caso mai quello fosse l'intento, criminale direi) vincent d'onofrio che, se fosse sfuggito, era stato scelto in inizio di carriera da stanley kubrick per interpretare palla di lardo in full metal jacket, ripeto, kubrick e non il primo che passava per la strada.

comunque.

il potere che ho sulla televisione è di spegnerla. soprattutto in occasioni tipo questa.

 

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categoria:criminal intent
lunedì, 21 aprile 2008

un amico americano mi chiede di prenotargli un taxi per stanotte. 3.45 am.

un gioco da ragazzi.

no. un'odissea.

a parte l'attesa ai tre numeri di taxi di milano 4040, 8585, 6969... alla fine opto per il multitentativo, avete presente? lo schiaccio dei tasti ossessivo compulsivo 6969 occupato 6969 occupato 6969 occupato... ecco, continuate da soli... per il 6969 (ma forse l'avevate già capito).

69696969696969696969696969

alla fine risponde l'operatrice che mi dice che posso prenotare il taxi solo se si tratta di un'abitazione privata. lo è. solo se ho un numero di telefono fisso. ce l'ho. solo se c'è il citofono. c'è.

ok, atteso ho atteso però è un gioco da ragazzi.

dove lo vuole il taxi?

ripa di porta ticinese 53

bene. il citofono?

ripa 53

il citofono?

ripa 53

ho capito l'indirizzo ma non capisco il citofono.

l'indirizzo è ripa di porta ticinese 53 e il citofono è ripa 53

non posso inviare il taxi se non è un'abitazione privata.

lo è.

e allora perché sul citofono non c'è un cognome?

mah, dato che è sulla strada ho scelto di mettere questo tipo di citofono.

allora non posso mandarle il taxi.

scusi, mi ha chiesto se è un'abitazione privata, e lo è, che differenza le fa cosa c'è scritto sul citofono?

è solo che non mi sembra normale che uno metta sul citofono il nome della via.

va bene. non è normale. può prendere la prenotazione del taxi adesso che abbiamo stabilito che non è normale?

no. devo seguire la procedura. sul citofono ci deve essere un cognome.

ok. il cognome è ripa.

no, mi ha detto che è ripa 53.

giusto. è ripa e ho aggiunto, per essere trovata meglio anche dai tassisti, il numero dell'appartamento: 53.

no, guardi ho bisogno del telefono fisso dell'appartamento così provo a chiamarla e se lei mi risponde io posso prenotare il taxi.

io sono a casa. quello è un altro appartamento che ho prestato a un amico. può chiamare. se lui è in casa risponde lui.

allora non posso prenotare il taxi.

perché?

adesso provo a chiamare e vedo se qualcuno risponde.

a questo punto mi mette in attesa in compagnia degli u2, che va anche bene. non mi lamento.

è ancora lì?

sì, sono ancora qui. ha risposto qualcuno al telefono?

non è affar suo, mi dia anche il nome della persona che prenderà il taxi.

prenderà il taxi? quindi la prenotazione si può fare?

mi dia il nome.

nomeecognome

non ho capito.

immagino, è americano di origine taiwanese. le faccio lo spelling.

n o m e e c o g n o m e

ok. mi dia anche il suo.

nome e cognome.

ok.

mi dia anche il suo numero di telefono.

numero di telefono.

allora. io le prenoto il taxi per le 3.45 del mattino. se non esce nessuno al primo squillo di citofono la chiamo a casa.

e con questa minaccia ci siamo caramente salutate.

che bei momenti di felicità e di progresso.

 

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domenica, 20 aprile 2008

emanuele è un bambino di sette anni. quando è entrato all'ospedale san raffaele il 10 aprile 2007 per un'appendicite ne aveva sei. l'appendicite è andata bene. ma lui è in coma. pare sia stata l'anestesia. i medici dicono che aveva una sindrome pregressa (vale a dire che non è colpa loro se è andato in coma), ma non sanno spiegare quale (per la serie ai miracoli non ci crediamo perché la scienza è scienza e non fanstascienza, ma all'imprevisto sì).

la mamma di emanuele gli aveva detto, poco prima che entrasse in sala operatoria, di fidarsi, che era una semplice appendicite, e che loro l'avrebbero aspettato lì fuori. che sarebbe andato tutto bene. e poi lui era un atleta. aveva corso la stramilano, faceva karate. insomma era un tipo a cui una cosa del genere non doveva fare spavento.

lui che di paura ne aveva davvero poca. avrebbe voluto fare il carabiniere da grande. la mamma racconta che tutte le volte che passava davanti al monumento di salvo d'acquisto gli faceva il saluto.

quindi, per farla breve, è entrato in sala operatoria. con le sue gambe. e ne è uscito in uno stato di coma neurovegetativo permanente.

la mamma si è impegnata per un anno intero per far sì che emanuele avesse tutte le cure, che riuscisse a svegliarsi, che migliorasse anche di poco. ma i medici le hanno detto che ormai emanuele è così e che lei dovrebbe rassegnarsi, alla fine, e tenerselo così.

suonava il pianoforte. andava in bicicletta. gli piaceva il mare. era educato. non ha finito la prima elementare.

adesso piange sempre. e sì, perché il coma neurovegetativo con una soglia minima di coscienza (minima quanto? perché la scienza è scienza e non fantascienza) si può piangere, fare pipì, mangiare, aprire gli occhi, dormire, tendere la gambe. si possono fare tantissime cose.

qualcuno mi ha detto che il bambino è poco più che un vegetale. che non sente niente. che non farà mai più niente.

e me lo ha detto in modo che rasentava il compiacimento. il fatto che la scienza, in questo, è dalla sua. ha il cervello in pappa. questo è quello che mi è stato detto. eppure suonava il pianoforte. faceva karatè. faceva la prima elementare.

qualcuno mi ha anche detto che probabilmente è andata così: in sala operatoria gli è stata fatta l'anestesia. senza monitoraggio (il bip bip che fa sentire il cuore). è arrivata una telefonata che è durata un quarto d'ora o giù di lì. lui nel frattempo era steso sul lettino. e non respirava. quando qualcuno si è accorto pare fosse un filino tardi. tardi abbastanza da rovinargli il cervello, ma non abbastanza da ammazzarlo.

adesso, dopo varie e penose vicissitudini, emanuele è in partenza (martedì) per la florida. pare che lì ci sia un centro specializzato in danni di questo tipo e che una minima speranza c'è. di fare cosa non lo so.

ma la mamma è al settimo cielo.

dovrebbe bastarmi, credo.

ma forse non mi basta. ha raccolto i soldi (non abbastanza) per partire, ha trovato l'ospedale, la casa dove stare e il medico con cui parlare. ha imparato l'inglese. fatto la spola tutte le settimane per andare a trovare il figlio ricoverato fuori provincia. ha parlato con il sindaco, il prefetto, il vice prefetto e una selva di altra gente che conta.

lo ha fatto senza che qualcuno le avesse chiesto scusa. solo le scuse. le scuse per non aver capito che c'era (se c'era) una sindrome pregressa. le scuse per aver risposto a una telefonata (se telefonata c'è stata). le scuse per il fatto che suo figlio ha smesso di suonare il pianoforte, ha smesso di correre, di parlare, di ridere, di chiamarla mamma.

e qui mi fermo.

buon viaggio emanuele.

 

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lunedì, 07 aprile 2008

doomed queenancora non so come inserirlo... ma doomed queen, regina maledetta, pare carino.... è la cosa del professor pinetti...

 

 

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lunedì, 07 aprile 2008

... ho visto il facsimile al tg. a me pare che sia chiaro: x sul simbolo.

o magari si pensa che l'italiano medio o medio basso o anche quello medio alto non sia in grado di fare una x centrando un simbolo anche se vicino vicino a un altro, anche se coalizzato a un altro.

ehi?

bisogna fare una x su un solo simbolo. tutto qui. non ridipingerci sopra la gioconda.

che poi ci sia la vecchietta che sbaglia non è una news. povera vecchietta, magari ha sbagliato anche sulla scheda che le chiedeva se monarchia o repubblica e all'epoca non era vecchietta.

e quello che mette la fetta di salame nella scheda o manda affanculo e per iscritto (sulla scheda naturalmente) il presidente del seggio c'è sempre, a prescindere dalla scheda (basta che piegandola la fetta di salame ci possa stare comoda e distesa).

allora, tutto chiaro? una sola x su un solo simbolo. ce la possiamo fare.

e in ogni caso non si possono ristampare. cambiamo argomento?

 

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sabato, 05 aprile 2008

02042008697quando mi dice che vado al concerto di james blunt quasi tiro dritto una curva. e sto guidando.

allora, mi raccomando, vai e fai la critica: acustico, melodico, sonorità, palco, bis, scaletta, eventuali dichiarazioni, meglio se politiche, partecipanti, supporter, tipo di luci e non tralasciare niente.

e chi tralascia?

arrivo al forum che saranno state le 8 e mezza di sera. ci metto cinque minuti buoni per trovare la cassa accrediti. eppure c'è scritto un cartello metà a4 che la segnala. direttamente sulla cassa il cartello. chiedo l'accredito e la scaletta del concerto (mi raccomando, se non hai la scaletta non puoi lavorare! devi averla prima che inizi il concerto!). niente scaletta.

che però arriva puntuale via sms mentre sono nel parterre a luci spente e le prime note investono tutti quanti. questiono un attimo con una tipa della sicurezza e alla fine mi lascia accomodare su una delle seggioline libere.

la scaletta: 18 canzoni. il concerto 18 canzoni. una diversa dall'altra.

torno a casa e scrivo. e mando. la sera dopo, non la mattina, la sera dopo mi chiama il caporedattore per chiedermi quanti bis ha fatto. nessuno. e invece no! ne ha fatti tre. tre?! o cazzo. e io dov'ero? ho avuto una botta di alzheimer? uno sfasamento temporaneo? che cosa? inizio a preoccuparmi, meno per la salute e molto di più per il fatto che dall'altra parte mi sta dicendo che ho compromesso i rapporti, che il cantante è incazzato, che l'ufficio stampa del cantante è incazzato e che non si può più fare niente.

ci penso tutta la sera. ho saltato tre canzoni ripetute? ma possibile?

il giorno dopo alle sette di sera riparlo con la stessa persona che mi dice che in effetti è quasi tutto risolto.

risolto? ma non doveva esplodere la redazione?

no, sai in effetti ha fatto sì tre bis, ma non in senso classico.

esiste un senso moderno di bis?

beh, diciamo che il concerto avrebbe dovuto essere di 15 canzoni e invece ne ha aggiunte tre alla fine. sono state una sorta di bis, infatti hanno acceso le luci. la gente avrebbe dovuto capire che era finito il concerto e poi gioire perché cantava ancora.

quindi non ha fatto bis?

sì, ma non in senso classico.

quante cose si imparano da questo mestiere. sono quasi commossa. non saprò un cazzo di senso moderno del bis ma almeno posso dire con una certa approssimazione al vero che l'alzheimer ancora non ce l'ho. forse.

 

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categoria:james blunt
venerdì, 04 aprile 2008

vai a fare casini, vai vai vai!!!

i punti esclamativi, in genere, mi fanno incazzare. non è il tipo di punteggiatura che amo. ma chi se ne frega, quando a parlare è il mio caporedattore il punto esclamativo è alla fine di ogni frase (buongiorno!). comunque.

vado a fare casini domenica.

a un certo punto del discorso il pierferdi viene interrotto da un tipo barbuto e bassetto (più largo che alto) che gli chiede lumi in merito all'affare cuffaro. e poi ancora gli dice altro ad alta voce. casini sul palco nel frattempo si è messo a bere un bicchiere d'acqua. a momenti ringrazia il disturbatore, ma quando vede che questo viene allontanato dalla polizia allora smette di bere e ringraziare.

esco per seguire il disturbatore. un tipo in giacca e cravatta, alto, tutto agghindato gli dà del sacco di merda. un signore.

il disturbatore si allontana indisturbato. dice che è un libero cittadino e che può dire quello che vuole quando vuole.

la poliziotta che dirige le operazioni è bella. ed è incazzata di brutto con il tipo che ha urlato sacco di merda, ma lei non l'ha visto, quindi urla nella folla di agghindati che quelle parole erano proprio fuori luogo. brava bella poliziotta.

nel frattempo rientro. casini sta parlando d'altro.

chiamo in redazione e detto le classiche quattro frasi per casi come questo: piccolo fuori programma mentre casini parla bla bla bla un uomo che si è definito un libero cittadino interrompe bla bla bla ed è stato allontanato bla bla bla.

alla fine del discorso, alla fine di tutto, quando la gente agghindata prende e se ne va arrivano due colleghi. due giornalisti, vai a sapere se sono pubblicisti, professionisti, freelance, paraculi... boh... comunque.

questi due parlano un po' e io me ne esco dicendo che ho dato la notizia del disturbatore. non mi pareva una notizia quella di aver dato la notizia. è successo questo e io dico questo.

loro non sono dello stesso avviso. ci metti nei casini (casini nel senso di trouble non dell'onorevole) se dai una notizia devi prima dirlo anche noi, altrimenti sembra che noi non l'abbiamo data.

non la smettevano più.

devi prima dire cosa vuoi mandare come notizia e poi ci si mette d'accordo su come darla. in ogni caso la tv ha deciso di non mandarla per cui non è successo niente.

parlano da ossessi. lui continua a dirmi che li ho messi nei casini. lei invece mi dice che non si fa, non si fa, proprio non si fa. si deve collaborare. non si fa. proprio non si fa.

sono già stufa di sentirli dopo un minuto scarso. vorrei andarmene e lasciarli lì e difatti me ne vado e li lascio lì.

quindi. ricapitolando.

da casini nessun disturbatore ha creato alcun problema. la tv dice così. della realtà chi se ne frega.

 

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categoria:stampa, giornalisti, freelance
venerdì, 04 aprile 2008

si parla di giornali e giornalisti.

i pubblicisti sono i giornalisti.

giornalisti non professionisti: non sono tenuti al segreto professionale.

sono pagati il minimo (tranne qualche caso, se sei quel caso questo blog non è per te).

sono freelance quando lavorano per la qualunque e non sono fissi in una redazione.

a volte hanno un contratto di collaborazione, molto spesso non hanno niente.

sono pagati a tre/sei mesi dalla pubblicazione dell'articolo.

 

 

 

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categoria:stampa, giornalisti, freelance